Il percorso e la direzione
Sviluppatore freelance da Manfredonia. Lavoro da qui, ma i clienti arrivano da ovunque ci sia internet — fino a Budapest, finora. In questa pagina ti racconto da dove vengo, come lavoro, e cosa sto costruendo adesso.
Sono partito dall'hardware
I primi smontaggi sono stati gli iPhone — il 5C, il 5S, qualche modello in mezzo. Mi affascinava quel mucchio di pezzi che messi insieme facevano girare un sistema operativo intero. Volevo capirli uno per uno.
Dai telefoni sono passato ai Mac. Schede madri, alimentatori, dissipatori, connessioni: l'hardware è il mio terreno naturale, è da quando ero ragazzino che ci metto le mani.
Con il software ho fatto più fatica. Le prime righe le ho scritte a scuola, sui progetti che il prof ci assegnava. Poi ho continuato per conto mio da autodidatta, e adesso è la parte in cui sono più avanti.
Voglio dire grazie al mio prof di informatica all'ITIS, Luigi Olivieri. Mi ha dato le basi quando ne avevo davvero bisogno.
Clienti e progetti personali
Ho fatto un po' di tutto: installazioni AR e VR dall'America a Green Bay a Budapest, app mobile per gli store, dispositivi IoT, e-commerce, identità visive per piccole realtà. Insieme ai lavori per clienti, ho sempre tenuto qualche progetto personale aperto — mi serve a studiare cose nuove scegliendo io cosa imparare e quando.
I dettagli di tutto — clienti, progetti, link — sono già in homepage:
Strumenti che uso
I linguaggi che uso più spesso sono Python, JavaScript, C/C++ e Swift. Per il 3D e l'AR Unity. Ma in pratica imparo quello che serve al progetto, sia che debba parlare a una scheda o a un browser. La lista completa con anni e contesto reale di utilizzo sta qui:
Hardware con cui lavoro
Quello che mi serve per lavorare bene. MacBook e stampante 3D per sviluppare e stampare prototipi. iPad per disegnare prima di scrivere codice. iPhone e Apple Watch per testare le app dove le useranno gli utenti. Vision Pro e Ray-Ban Meta per AR e mixed reality. AirPods per le call.
Come affronto un progetto
Non seguo un metodo rigido. Ogni progetto ha le sue particolarità, e di solito le scopri solo quando ti ci metti dentro. Detto questo, due cose le faccio sempre.
Prima di scrivere una riga di codice, cerco di capire bene il problema. Spesso il cliente sa cosa vuole, ma non sempre il perché. E capire quel perché cambia parecchio quello che serve davvero costruire.
Poi cerco di mostrare qualcosa che gira il prima possibile, anche se grezzo. Una versione brutta ma viva in una settimana vale più di una specifica perfetta su carta. Così se quello che ho fatto non è quello che avevi in mente lo capiamo subito, non dopo tre settimane.
Su tempi e prezzi sono diretto. Se rallento te lo dico. Se la stima era sbagliata te lo dico in quel momento, non a fine progetto. E quando ti dico che è pronto vuol dire pronto sul serio — testato, in produzione, con le istruzioni per usarlo.
Diverse cose in parallelo
In questo periodo ho diversi progetti aperti contemporaneamente. Alcuni con clienti, altri tutti miei. Si va dall'accessibilità all'AI applicata, dai wearable agli strumenti software per chi lavora col computer tutto il giorno.
Adesso preferisco non fare nomi. Quando qualcosa esce davvero allo scoperto la trovi qui, sezione Lavori.
L'idea di fondo è una sola: smettere di farmi pagare a ore e cominciare a costruire cose che continuano a generare valore anche quando io non ci sto lavorando sopra.
I miei principi
Oltre al metodo, ci sono delle regole che seguo sempre, anche quando non è richiesto.
- Niente dark pattern, niente trucchi per fregare gli utenti. Non costruisco cose pensate per spremere conversioni a tutti i costi — se un cliente me lo chiede, rispondo no.
- Rispetto il tempo di chi lavora con me. Riunioni brevi e solo quando servono davvero, tutto il resto si gestisce per messaggio o email.
- Tengo il codice pulito anche quando il cliente non lo vede. Costa un po' di più in apparenza, ma vale la pena ogni volta che si torna a metterci mano.
Le tre versioni di gprizzi.com
Questo sito ha avuto tre versioni. Ognuna fotografa il punto in cui ero tecnicamente quando l'ho scritta. Tengo le vecchie online — mi serve per vedere quanta strada ho fatto.





